Epifania a Roma – tra tradizione e folklore

La Befana, emblema dell’Epifania che, come da tradizione: tutte le feste porta via!

L’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha impedito lo svolgimento delle classiche manifestazioni che fanno parte della tradizione radicata nella cultura popolare romana. Nonostante queste restrizioni anti-Covid però, non vogliamo dimenticare le usanze secolari dell’epifania nella capitale.

A Roma, infatti, l’Epifania è una festività particolarmente sentita che, nel corso dei secoli è diventata un vero momento di condivisione popolare. Da antiche scritture si legge che, proprio il 6 gennaio i Romani erano soliti recarsi in botteghe colme di dolci, giochi e doni per celebrare i primi 12 giorni del “Sol Invictus” – il solstizio d’inverno che, ancora oggi, segna la rinascita della natura in vista della primavera. Si credeva, dunque, che nel periodo compreso tra la fine di dicembre e il giorno dell’Epifania, la dea Diana volasse sui campi per renderli fertili, regalando dolcetti e frutta ai bambini.

Con il sopraggiungere della cristianità, queste tradizioni pagane persero fascino e, la Chiesa, modificò il culto in folklore, tramutando l’aspetto delle dee della prosperità e dell’abbondanza, in vecchie ed orribili streghe.

In epoche più recenti, l’arrivo dell’Epifania è coinciso con il sopraggiungere della Befana in Piazza Sant’Eustachio, prima e a Piazza Navona, poi. Ancora oggi, la festa del 6 gennaio viene celebrata con la preparazione di tanti manicaretti dolci, per la gioia di tutti. Questa festa amata dai bimbi per l’attesa di regali e dolcetti è anche un po’ temuta perché, a chi durante l’anno fosse stato birichino, la dolce vecchietta porta del carbone, oggi realizzato con zucchero colorato, cristallizzato.

Le antiche tradizioni del 6 gennaio, a Roma, non si esaudiscono qui. Lo stesso giorno, infatti, nella Capitale si celebra anche “Er Pupo” dell’Aracoeli, il Bambinello nato da un ramo d’ulivo. Il bambinello di legno del presepe che fu realizzato verso la fine del ‘400 da un frate francescano. Il Santo Bambinello era venerato dai Romani soprattutto per le guarigioni miracolose, si racconta che le sue labbra si colorassero di rosso al sopraggiungere di una grazia, in caso contrario, restavano pallide.

Resta la speranza che questo nuovo anno possa lentamente riportarci alla normalità e consentirci di godere ancora delle bellezze di queste magnifiche tradizioni che si tramandano da generazioni.