Gnocchi di patate alla romana 

Prima di darvi questa ricetta, vorrei raccontarvi un piccolo aneddoto su mio nonno Ildebrando. Ildebrando, il papà di Armando, era un ferroviere capotreno della Vagon Leit, perciò viaggiava ogni giorno per tutta l’Europa. Quando faceva una sosta prolungata a Roma era preso da voglie improvvise tra cui la voglia di gnocchi. Tutto questo può sembrare normale (non c’è niente di strano nel fatto che a un romano venga la voglia di gnocchi) , ma il fatto è che a mio nonno non piacevano le patate e definiva gli gnocchi “patate vestite a festa”. 

Mia nonna Velia, essendo la moglie, lo conosceva bene, ma gli gnocchi glieli preparava lo stesso, perché già sapeva che quel giorno non sarebbe tornato a mangiare a casa, adducendo come scusa un invito di certi amici a cui non aveva potuto dire di no. 

Uomini d’altri tempi, mogli d’altri tempi! 

Ingredienti (per sei persone) 

2 kg di patate di qualità farinosa 300/400 g di farina
sugo di carne o di pomodoro parmigiano 

pecorino romano sale q.b. 

Per le solite sei persone, che sono molto fortunate, dato che è sempre per loro sei che si cucina secondo le mie ricette, ci vogliono due chili di patate, possibilmente di Avezzano, 400 grammi di farina, un bel sugo d’umido di carne, del parmigiano e del pecorino romano grattugiato abbondante. 

Lessate le patate e sbucciatele (sembra che con la buccia gli gnocchi non vengano bene), schiacciatele con quell’affare fatto apposta per schiacciare le patate; poi, quando sono fredde, impastatele con la farina no a ottenere una pasta abbastanza morbida ed elastica, quindi tagliatela in pezzi e da questi, sulla tavola infarinata, fatene dei cannelli non più grossi di un dito ma lunghi quanto vi pare e piace, perché tanto poi li taglierete in cilindretti di un paio di centimetri l’uno. 

Avvertenza: state attenti a non tagliarvi le dita, perché gli gnocchi al sangue umano magari saranno anche buoni, ma mangiarli, se uno lo sa, potrebbe fare un po’ impressione. 

C’è chi su ognuno di questi pezzetti ci appoggia la punta del dito medio facendoci una fossetta e chi ci passa la punta di una forchetta. Il gusto, credetemi, non cambia. 

A questo punto, disponeteli su una tovaglia infarinata allineati come soldatini tutti bianchi di farina, e mettete sul fuoco una pentola di acqua già salata e aspettate che giunga a ebollizione. Quando l’acqua è a temperatura versateci dentro un po’ per volta e quando riemergono da quel mare bollente, tirateli su con un cucchiaio bucato, fateli sgocciolare, disponeteli in una zuppiera e conditeli strato per strato con il sugo d’umido, il parmigiano e il pecorino grattato. 

Vedrete il successo!
A mio nonno non piacevano, ma a me fanno impazzire. 

 

Estratto dal libro di Claudio Gargioli “La Mia Cucina Romana” – (Atmosphere Editore) acquistabile presso il ristorante Armando Al Pantheon oppure su Amazon:

Comunichiamo alla nostra clientela che, In vista dell’attuazione del nuovo DPCM di oggi 25 ottobre, da domani il ristorante sarà chiuso la sera.

Tutte le persone che hanno una prenotazione saranno avvisate e possono comunque effettuare il take away.